Home » Articoli » La recessione globale del 2007-2010

Rielaborato dalle Lezioni di International Economics and Finance (Università degli Studi di Padova)

L’attuale crisi finanziaria dei debiti sovrani che sta coinvolgendo l’Unione Europea ha origini certamente nella crisi finanziaria globale iniziata negli USA che ha a sua volta colpito l’economia reale dal 2007 al 2010.

Sono diverse le cause che possiamo individuare alla base della crisi:

  1. senza dubbio l’aumento del prezzo delle case negli Stati Uniti, come in Gran Bretagna, in Spagna e in Irlanda, ha alimentato una bolla immobiliare dal 2000 al 2006 quando si è fermata e i prezzi delle case sono crollati (anche a seguito dell’aumento dei tassi della FED nel 2004, tassi a cui erano agganciati i mutui delle famiglie americane). Si ricorda che il valore delle case negli USA contava per circa il 32% della ricchezza delle famiglie americana (2007). Tuttavia ciò non è sufficiente a spiegare la portata della recessione;
  2. tale bolla immobiliare infatti ha avuto origini sia dalla consueta “euforia irrazionale” (comune a tutte le bolle), ma soprattutto nella politica monetaria della FED che ha mantenuto estremamente bassi i tassi di interesse rendendo molto conveniente prendere a prestito per comprare una casa, soprattutto per chi credeva che la bolla potesse continuare! La FED manteneva bassi i tassi, perché l’inflazione era bassa. Il problema è che se l’agenzia statistica americana avesse tenuto conto anche del prezzo delle case nel calcolare l’inflazione, avremmo potuto vedere che l’inflazione non era bassa.
  3. le istituzioni che regolano il sistema bancario americano sono state liberalizzate sia durante l’amministrazione Regan che quella Clinton e sono diventate sempre meno severe: il risultato è che sono stati concessi prestiti anche alle famiglie la cui probabilità di non riuscire a pagare il debito fosse troppo alto (detti mutui subprime): problema ingigandito dall’assenza di regolazione da parte delle agenzie di rating nel misurare l’affidabilità di questi titoli “spazzatura” e delle istituzioni bancarie che li emettevano, e dal conflitto di interesse delle stesse, in quanto erano influenzate dalle stesse banche.
  4. il deficit commerciale accumulato da molti paesi avanzati, in particolare dagli Stati Uniti. Molti economisti, fra cui Paul Krugman, ritengono che la Banca centrale cinese abbia accumulato ingenti riserve di dollari e altre monete straniere alla scopo di tenere basso il valore del remenbi e di spingere le proprie esportazioni (della stessa opinione è l’ex ministro del tesoro USA Paulson). Uno degli effetti corrispondente sarebbe stato l’aumento del deficit commerciale degli USA, e di conseguenza, l’accumulazione di un enorme debito degli USA verso il resto del mondo (si ricorda che il conto corrente e il conto capitale di un paese devono essere essere in pareggio); un effetto indiretto sarebbe stato, sempre secondo Krugman, un aumento della disoccupazione negli USA.
  5. la leva finanziaria, ovvero il rapporto fra attività e capitale, degli istituti bancari è esplosa e quando le banche hanno iniziato a registrare delle perdite poiché le famiglie americane non erano più in grado di ripagare i mutui (per via dell’aumento dei tassi), l’insufficienza del capitale per coprire le perdite le ha portate al fallimento (si ricorda il caso Lehman Brothers): la questione riguarda sempre le regole sui limiti all’indebitamento delle banche e la liberalizzazione del sistema bancario. Tale responsabilità ricade in capo ai policy maker (in particolare l’amministrazione Bush) che hanno consentito questa erogazione di mutui per raggiungere l’obiettivo politico della “casa di proprietà per ogni americano”. Contemporaneamente, per le banche sopravvissute, si è verificato un congelamento del credito e un crollo del mercato azionario causato dalla generale crisi di fiducia e dal clima di incertezza dopo il defaulf di LB. Il credit crunch ha colpito gli investimenti, riducendo il valore della ricchezza delle famiglie e quindi dei consumi.

L’effetto globale è stato che la contrazione della spesa americana per importazioni (il maggior effetto della globalizzazione e del commercio internazionale) – diminuite da luglio 2008 a febbraio del 2009 del 46% si è riflessa in una diminuzione delle esportazioni per gli altri paesi. Oltre a questo, anche molte banche europee detenevano nei loro portafogli ingente somme di titoli tossici: la mancanza di trasparenza nei bilanci bancari, inoltre ha portato anche alla “chiusura” del mercato interbancario, peggiorando la crisi di liquidità all’interno del sistema.

La risposta della politica economica è stata duplice: da un lato le banche centrali hanno usato la politica monetaria per tagliare i tassi di interesse (oggi il tasso USA è ancora al 0,25%, mentre quelle della BCE è al 1%), mentre i governi hanno approvato ingenti pacchetti di stimolo fiscale, per cercar di stimolare consumi ed investimenti [il peggioramento dei bilanci pubblici da una recessione deriva comunque in prima istanza per effetto degli stabilizzatori automatici].

 

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